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                   l'Agricoltura nel Medioevo


 

La concimazione - 2
 

I concimi non erano sufficienti a recuperare al terreno l'equivalente degli elementi che le produzioni animali e vegetali gli sottraevano regolarmente ogni anno.

I contadini hanno affrontato questo problema col riposo, detto maggese. Durante il maggese il terreno rimaneva incolto ma veniva regolarmente arato per evitare la crescita della vegetazione spontanea: in quel lasso di tempo attraverso l'intervento degli elementi naturali (aria, pioggia, luce, insetti, lombrichi, batteri) recupera parte della sua fertilità.

La rotazione triennale, che si diffuse durante tutto il Medioevo, divideva i terreni arabili in tre appezzamenti uguali:

  • il primo era seminato a cereali invernali (come il frumento) che tengono occupato il terreno per tutto l'arco dell'anno
  • il secondo era seminato in primavera con cereali adatti o legumi: avena, orzo, miglio, piselli, fave, lenticchie, vecce
  • il terzo era lasciato a maggese

Nell'Europa meridionale rimane ampiamente in uso la rotazione biennale cereali/maggese.

  "Ad anni alterni dopo il raccolto lascerai riposare i novali
ed il campo divenire sodo tralasciando ogni coltivazione;
oppure, mutata stella, seminerai il farro biondeggiante
dove avrai raccolto legumi dai ricchi baccelli,
il frutto leggero della veccia, oppure l'esile stelo
ed il groviglio mormorante del triste lupino.
Il lino e l'avena, infatti, esauriscono i campi ..."    Virgilio, Georgiche
 

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