INTRODUZIONE AGLI UTOPISTI

La complessità del pensiero politico rinascimentale è nota. Infatti tra il Quattrocento e il Seicento vengono gettate le basi dello stato moderno e si inaugura una originale riflessione politica. Personaggi come More, Machiavelli, Bodin etc. sono universalmente noti e le stesse vicende religiose dell'Europa moderna influiscono particolarmente sugli sviluppi del pensiero politico. Occorre tuttavia distinguere alcuni filoni basilari di questo pensiero. Una prima differenza, per quanto schematica, la si può individuare tra gli utopisti e i realisti. Essi non costituiscono scuole precise, ma indirizzi comunque ben marcati. Il termine utopia rimanda a More, ma in questo filone con una certa libertà si possono inserire anche altri pensatori come da Cusano a Bacone.

Niccolò Cusano

L'autore

Nikolaus Krebs nato nel 1401 a Cues (Cusa ), sulla Mosella, a dodici anni fu avviato alla vita ecclesiastica presso i “frati della vita comune”. Studiò successivamente matematica, filosofia e diritto prima ad Heidelberg e a Colonia e poi a Padova e fu qui che oltre a specializzarsi in giurisprudenza, poté entrare in contatto con le prime manifestazioni dello spirito umanistico ed appassionarsi alle espressioni della tradizione culturale della Grecia antica. Ordinato sacerdote, assistette al Concilio di Basilea nel corso del quale compose la prima delle sue opere importanti, il De concordantia catholica, con la quale richiamava i Padri alle tradizioni conciliari primitive ed in cui veniva sostenuta la tesi dell’unità religiosa tra Occidente e Oriente cristiano. Nel corso del viaggio di ritorno da Costantinopoli, dove si era recato per preparare il concilio destinato a sancire la riunificazione, ebbe l’illuminazione che lo portò a formulare la dottrina della coincidentia oppositorum, che costituisce il cuore della sua filosofia. Importanza fondamentale nella vita di Cusano è il contatto con uomini di culture e di fedi diverse ed inoltre egli vede eccessivi ed infondati i motivi di contrasto che travagliano la Chiesa e l’umanità stessa e si batte costantemente per placare la follia dell’ira e aiutare la verità a manifestarsi. Nominato cardinale nel 1448 e vescovo di Bressanone nel 1452, egli percorse per anni la Germania, la Boemia, i Paesi Bassi con lo scopo di predicare la riforma dei costumi, di favorire l’elevamento culturale del popolo e del clero, e di combattere le superstizioni. Costante del suo pensiero e della sua azione è il riconoscimento del fatto che unità della fede e pluralismo culturale non sono tra loro in contraddizione ma anzi possono e debbono convivere. Con la conquista di Costantinopoli nel 1453, da parte dei Giannizzeri di Mehmet II, fu posto fine all’impero d’Oriente e la città divento la capitale di un regno musulmano. Il trauma vissuto in Europa è enorme: c’è chi pensa ad una nuova crociata, e tale orientamento viene anche formalizzato dalla Dieta di Ratisbona. Per Cusano la caduta di Costantinopoli è invece l’occasione di una tappa ulteriore nella maturazione del suo pensiero. Alla soluzione militare, alla CONFRONTATION con i Turchi, egli contrappone la via del dialogo. Il De pace fidei rappresenta la risposta pacifista e illuminata alle tensioni del momento e il tentativo di estendere la ricerca e la valorizzazione delle radici comuni alle tre religioni monoteistiche che riconoscono un padre in Abramo: Cristianesimo, Ebraismo e Islam. Richiamato a Roma da Papa Pio II nel 1458, egli vi passerà l’ultimo scorcio della sua esistenza, che si concluse a Todi nel 1464.

L'opera

La storia delle utopie moderne inizia, con il De pace fidei negli anni in cui, con la presa di Costantinopoli da parte dei Turchi, aveva termine il Medioevo. I vari avvenimenti che si susseguirono furono: rotture religiose, la fine della guerra dei cent'anni (1453), Concilii ecc...

Inoltre mentre l'Oriente Bizantino si trovava stremato sul piano politico si riaffacciava minacciosamente lo storico nemico della cristianità Medioevale: l'Islam.

Quando i Turchi invadono i Balcani si registra un grande numero di massacri e crudeli esecuzioni dovuti soprattutto alle diversità religiose. I Turchi hanno irrimediabilmente spezzato le ambizioni che aveva tutto l'Occidente sull'Oriente.

Nicola Cusano però ha in mente una soluzione diversa e alternativa alla guerra. Innanzi tutto vede l'impossibilità di attuare il percorso di una "Reconquista" che andava compiendosi nella penisola Iberica, ma cerca di stabilire con i nuovi padroni di Costantinopoli un modus vivendi che stabilisca un rapporto di convivenza con essi.

La scelta di Cusano deriva da profondi studi filosofici e teologici dove è presente il tema del "Deus Absconditus" caro a Sant'Agostino e la teologia negativa dello Pseudo-Aeropagita.

Uno dei temi centrali del De Pace Fidei è appunto la religione, e proprio in quest'opera Cusano arriva a dimostrare la necessità di un dialogo nei confronti di tutte le religioni monoteistiche. Dunque si avverte in Cusano uno spirito nuovo che caratterizza l'uomo nell'Umanesimo (che ormai andava affermandosi), ovvero il pensare che il ricorso alla guerra sia considerato contro la ragione; la pace e la concordia universale è il nocciolo dell'utopia di Nicola di Cusa; un progetto che fu ed è irrealizzabile, che si fonda su un'intesa generale tra tutti gli uomini, tra tutti i tipi di politica e tra tutte le religioni.

Nel primo dei diciannove capitoli, si eleva l'invocazione di tanti uomini che supplicano "il Re di tutti i re" perchè cessino sulla terra, odi, stragi, guerre presenti a causa delle divisioni religiose.

Il nostro compito è quello di presiedere un "concilio celeste" tra i rappresentanti di tutti i diversi culti, perchè si pongano domande, dibattiti, perplessità su Cristo, San Pietro e Paolo.

La trattazione dei punti si svolge in ordine sistematico. Il primo a parlare è il rappresentante Greco il quale sostiene che la speranza di ogni uomo, indipendentemente dalla religione a cui appartiene, è quella di raggiungere l'unica sapienza, identificata nel "Dio unico, semplice, eterno, principio di tutte le cose". Poi è il turno del rappresentante Arabo che conclude dicendo che l'esistenza di tale principio presuppone il riconoscimento di un'unica religione, pur considerando la diversità dei riti. Dopo l'accenno di Cusano all'"inganno degli oracoli" inizia la seconda parte della discussione, dedicata al nucleo teologico fondamentale del Cristianesimo; prendono la parola il Caldeo, il Giudeo, lo Scita, e, per la sua specifica competenza, San Pietro. Il Persiano sottolinea (sui caratteri della figura di Cristo) un possibile accordo con l'Islam, ma assai difficile con gli Ebrei. A questo punto Cusano conferma l'idea del Persiano dicendo che nelle scritture degli Ebrei sono contenute tutte le verità su Cristo, che questi ultimi non vogliono capire. Il dibattito riprende con temi più specifici quali l'immortalità dell'anima, l'immagine della Vergine, la crocifissione di Gesù, il significato della salvezza. E' il turno del rappresentante Tartaro che sostiene come la fede procuri la salvezza; a proposito di questo San Paolo sostiene quanto sia importante rafforzare la pace nella fede e nell'amore. A questo proposito il Boemo, l'Armeno e l'Inglese si soffermano sulla natura dei sacramenti. Alla fine di questo concilio si comprende che è possibile, nel nome della pace, sovrastare a tutte le divisioni che ci sono tra le diverse religioni.

I sapienti sono incaricati di organizzare un nuovo concilio a Gerusalemme per stabilire "l'unica fede, e fondare su di essa una pace perpetua".

 

I Testi

 

Questo brano si trova all'inizio dell'opera. Nel brano sembra che la notizia delle guerre religiose dell'epoca, come la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi di Maometto II, sia arrivata persino in Paradiso.  

Riassunto del brano

I. Un uomo dopo essere venuto a conoscenza delle tremende guerre compiute dai Turchi si arrabbiò a tal punto che iniziò a pregare senza sosta Dio  affinchè ponesse fine a questa guerra di religioni. Il giorno successivo, dopo una visione, quest'uomo capì che era possibile trovare un accordo per una pace duratura tramite le conoscenze di un gruppo di sapienti. Dunque per far conoscere ai sapienti tale visione si annotò tutto ciò che si ricordava.  Il suo spirito venne portato in cielo presso il concilio presieduto da Dio. L' Onnipotente,che aveva saputo da messaggeri della terra dei dolori degli oppressi e della guerra causata dalla religione, ordinò a questi di parlare all'assemblea dei santi. Il primo affermò che il Signore aveva fornito l'uomo di razionalità e che da un solo essere umano aveva creato un grande popolo e che era consapevole che una grande moltitudine avesse delle differenze e pochi uomini aveva il tempo di conoscere se stessi e di cercarlo. Essendo Dioi nascosto ha posto vari profeti in terra che hanno istituito diversi culti. Quindi Dio deve sapere che nascono molti dissensi quando un popolo antepone la sua religione a quella di un altro. Il messaggero continua  chiedendo a Dio di soccorrere gli uomini perchè è a causa sua se è nata tutta questa rivalità; infatti è Lui che viene venerato, dunque, essendo invisibile ad ogni mente e potendo manifestarsi a chi vuole, non deve nascondersi ancora, ma mostrarsi in modo che tutti i popoli siano salvi. Se Dio agirà così la guerra finirà, perchè non ci sarà più odio a causa della diversità delle religioni. Se comunque non sarà possibile eliminare i diversi riti almeno drovà esserci una religione unica come è lo stesso Dio. Il mesaggero conclude chiedendo al Signore di avere pietà per le sue creature.

III. A questa domanda dell' Onnipotente il figlio di Dio, che occupa il posto più importante in cielo, risponde a nome di tutti dicendo che le opere di Dio, sebbene siano perfette, richiedono un continuo intervento da parte del proprio Creatore, anche se egli ha deciso che l'uomo resti libero, al fine di eliminare tutte le false credenze così che la verità brilli ininterrottamente. Così le religioni differenti ricondurranno sempre all'unica vera fede. L'onnipotente fu d'accordo e ordinò agli angeli di portare al figlio di Dio gli uomini più saggi  ai quali disse che Dio ha udito le grida dei morti e dei sofferenti e quindi acconsente che le religioni si uniscano in una sola. Per fare questo affida loro in aiuto spiriti angelici.

IV. A queste parole un sapiente greco disse di lodare il nostro Dio pieno di misericordia, l'unico in grado di unire tutte le religioni. Poi si rivolse al figlio di Dio chiedendogli in che modo potessero essere d'aiuto, Gesù gli rispose affermando che erano tutti dei sapienti e chiedendo loro se ritenevano che la sapienza esistesse. Nessuno dei sapienti ne dubitava. Dunque il figlio di Dio chiede loro se sia vero che esista una sola sapienza e questi rispondono in maniera affermativa. Inoltre dice che quando si rivolge la vista alle cose visibili si nota che tutto ciò che si percepisce e si contempla vi è grazie alla sapienza. Allora il greco disse che anche per loro sapienti è necessaria l'ammirazione delle cose sensibili e che un'infinita sapienza splende nell'organismo, nelle membra e nello spirito razionale dell'uomo e questa sapienza inesauribile resta un eterno nutrimento dello spiriti. Il figlio di Dio sottolinea di nuovo che nonostante i sapienti professino religioni diverse professano una sola sapienza.

Dopo aver parlato di problemi teologici passano ad affrontare temi di natura morale.

XV. Intervenne il tedesco che disse che per ciò che riguarda la felicità vi sono molte differenze in ogni religione. Allora Pietro gli chiese se ci fosse qualche cosa nel mondo che sia oggetto di un desiderio che non diminuisce mai ma bensì cresce continuamente. Il tedesco gli rispose che rispetto ai beni temporali le realtà intellettuali non perdono mai valore e piacciono sempre. Pietro dunque disse che il nutrimento del desiderio se non è temporale e sensibile deve essere intellettuale. Inoltre si chiese come potesse il Corano promettere un paradiso ricco di vergini e vino quando nella vita terrena proibisce di avere rapporti carnali nelle sinagoghe e di bere vino, quando il paradiso dovrebbe essere più sacro delle sinagoghe. Si chiese anche come si poteva proibire nelle moschee ciò che è lecito in Paradiso. Continuò spiegando perchè il Corano sostenga l'esistenza in Paradiso di tutti questi beni; perchè non sarebbe mai riuscito a spiegare ad un popolo ancora rozzo che la vita eterna è il compimento di ogni desiderio; dunque gli aveva parlato solamente dei beni più appetitosi così che il popolo che non ama le cose dello spirito prendesse in considerazione le promesse che gli venivano fatte. Pietro disse inoltre che Avicenna antepone la felicità della visione di Dio e della verità alla felicità descritta nel Corano alla quale tuttavia obbedisce e concluse dicendo che non vi sarà alcuna difficoltà nel mettere tutti d'accordo perchè la felicità ultraterrena costituisce per tutti la soddisfazione di ogni desiderio. Il tedesco domandò a Pietro cosa sarebbe accaduto ai giudei che non concepivano la promessa del regno dei cieli ma solo quella dei beni temporali. Esso rispose che i giudei per la santificazione della legge vanno spesso incontro alla morte, e che la felicità che essi cercano non la trovano nelle opere della legge ma nella fede che presuppone Cristo come è stato detto prima.

XVI. (...) San Paolo si alzò affermando che la salvezza dell'anima non proviene dalle opere ma dalla fede. Infatti Abramo, padre di tutti i credenti, credette in Dio e questo fu sufficiente. Il tartaro domandò come la fede possa procurare la salvezza e San Paolo gli rispose che se Dio promette qualcosa solo per la sua generosità è necessario credergli. Il tartaro annuendo sottolineò che chi non gli crede è indegno di ricevere qualsiasi grazia. San Paolo spiegò che i comandamenti di Dio sono pochi e che l'amore è il compimento della legge divina alla quale tutte le altre leggi si riconducono. Il tartaro chiese alla fine come il suo popolo avrebbe potuto accettare la molteplicità dei riti, come la circoncisione che deridevano. San Paolo gli rispose che non è necessaria la circoncisione per la salvezza, ma serve per essere più conforme ad Abramo ed ai suoi seguaci. Continuò dicendo che resta sempre un problema molto difficile quello di stabilire la concordia tra i fedeli e che per mantenere la pace tra religioni dovrebbero avvenire mutue concessioni di riti; tuttavia l'applicazione di tutto ciò è davvero molto difficile.

XIX. (...) Con il termine di questa discussione vennero presentati molti libri, i migliori sugli usi religiosi. Dopo che furono esaminati risultò che cambiavano solamente i riti e non il culto dell'unico Dio. Così si concluse la discussione; l' Onnipotente chiese ai sapienti di ritornare nelle loro terre per unire i popoli in un unico culto con l'aiuto dei ministri angelici e di andare a Gerusalemme, centro universale, per acquisire a nome di tutti i popoli l'unica fede che fonderà una pace perpetua così che Dio sia glorificato eternamente. Amen.